Il gran numero di animali citati nella mitologia e i numerosi dipinti di domesticazione degli animali,
di bisonti e cavalli a galoppo scoperti nelle caverne provano l’evidenza che l’interazione tra l’uomo e l’animale in realtà non è frutto di nuove scoperte, ma che tale rapporto è sempre esistito, gia a partire dall’era paleolitica.
Nel 450 a.C. Omero raccontava che, al suo ritorno ad Itaca, Ulisse non era stato riconosciuto né dalla moglie Penelope né da figlio Telemaco, né da tutti gli amici, solo il suo cane Argo aveva agitato la coda in segno di riconoscimento.
Nell’Egitto dei Faraoni il cane era sacro al Dio Asclepio, protettore della medicina. Si raccontava che alcune persone che avevano perso la vista si recavano dal Dio della medicina e chiedevano di essere leccati dalla lingua dei suoi cani per via del loro potere guaritore che avevano nella lingua.
Questa credenza tramandata nei secoli, si riflette oggi in un antico proverbio francese : (la lingua del cane serve alla medicina).
Nel IX sec. a Gheel, in Belgio, degli animali furono introdotti in centri per la cura di disabili (è il primo approccio terapeutico).
Il primo studio scientifico realmente accertato circa l’utilizzo di animali a scopo terapeutico risale al 1792, quando in Inghilterra, presso la York Retreat Hospital, lo psicologo infantile William Tuke, cominciò a curare i propri pazienti (malati mentali e lunatici) con metodi umani. Il gruppo di studio di Tuke pensava che le persone mentalmente malate e disturbate potevano tornare in possesso delle loro ordinarie facoltà se venivano stimolati e incoraggiati verso attività alternative, che permettessero di far recuperare quell’autocontrollo, che era stato perso, attraverso la cura degli animali.
Nel 1859 Florence Nightingale notò come dei piccoli animali potevano essere impiegati come compagni per i malati cronici, specie se a lungo termine. Una semplice gabbia con uccelli, lei diceva, era fonte di svago per coloro che erano costretti a rimanere confinati nella stessa stanza per molti anni.
Il primo utilizzo degli animali a scopo terapeutico negli Ospedali degli Stati Uniti d’America risale al 1919, quando il segretario del ministero degli interni Franklin K. Leone, scrisse al sovrintendente del St Elisabeths Hospital a Whashington, Dr. W.A. White, suggerendo l’introduzione di cani per quei pazienti che avevano riportato gravi forme di depressione e schizofrenia in seguito alla Prima Guerra Mondiale. Così fu anche per la Seconda Guerra Mondiale.
Ma se oggi la medicina e la scienza in generale hanno deciso di approfondire il tema della relazione uomo-animale da compagnia, i cosiddetti “pet ”, il merito è da attribuire ai pionieri di questa tecnica innovativa e complessa allo stesso tempo:
1) Boris Levinson ( anni 60)_ il concetto di Pet Therapy sembra sia stato annunciato per al prima volta da Boris Levinson, neuropsichiatria infantile americano.
Levinson, un giorno decise di prendere in cura un bambino autistico, che era stato sottoposto a qualsiasi tipo di visita e procedura terapeutica, in un periodo dove egli stesso era molto scettico e critico verso ogni procedura. Il bambino mostrava crescente assenza di socievolezza.
Dato appuntamento alla famiglia, Levinson quel giorno, molto indaffarato nei suoi studi, si dimenticò di far uscire dal suo studio il proprio cane Jingles, che solitamente non era presente alle sedute. Entrati in studio padre e bambino, il cane si recò immediatamente verso quest’ultimo e cominciò a leccarlo; sorpresa di tutti fu la voglia che mostrava il bambino nel voler seguire nel gioco il cane, e la voglia che mostrò, quando dovettero andare, nel voler tornare nuovamente per poter giocare col cane.
Nelle sedute successive il bambino, indisturbato dalla presenza del dottore, giocava con Jingles; gradualmente Levinson riuscì ad inserirsi nel gioco stabilendo un rapporto col piccolo.
A partire da quella mattina del 1953, le applicazioni della pet furono moltissime; Levinson utilizzò in maniera più sistematica il cane, sviluppando la teoria della “pet oriented child psychotherapy”, basata sul fatto che per l’animale il gioco è il mezzo privilegiato di comunicazione.
Le esperienze di Levinson furono poi riprese da due psichiatri americani:
2) Samuel ed Elisabeth Corson_ a loro si deve lo studio tra un gruppo di giovani pazienti affetti da turbe psichiche e un gruppo di cani che viveva presso l’ospedale dove essi operavano, in Ohio, negli USA.
In un primo momento tale esperienza fu applicata a pazienti giovanissimi, e quanto avveniva tra pazienti, cani e terapeuti veniva accuratamente registrato su dei videotape.
Si trattava di pazienti che avevano fallito con altre tecniche riabilitative di cura;si rilevò così che dei 50 esaminati, solo in 3 di loro non si ebbe successo perché non gradivano la presenza degli animali.
I pazienti riacquistarono fiducia, indipendenza, responsabilità ed erano molto attenti alle cure del cane; trasformarono la dipendenza psicologica in una responsabilità.
Pet Therapy 




