Il nome deriva dal vocabolo “tedesco” “schnauz” (muso) che rileva l’importanza rivestita della testa di forma particolare coperta di folto pelo.
Tedeschi di nascita e antichi di origine, XV sec., conservano ancora oggi l’istinto e il carattere di propri antenati, i cani di scuderia, amici inseparabili del cavallo e ottimi guardiani. E’ noto che il cavallo non ama passare il proprio tempo libero da solo, per questo motivo l’uomo cercò di trovargli un compagno: in alcune regioni fu scelto l’asinello piuttosto che la capra; in Germania invece si preferì il cane, divenendo presenza costante nelle scuderie.
Si trattava, in origine, di cani eterogenei dal punto di vista morfologico: in comune possedevano l’amore verso il cavallo, un udito ben sviluppato, l’odio innato verso ratti, topi e tutti quegli animaletti che infestano le stalle.
I primi Schnauzer erano di taglia media di colore dal nero al fulvo grigio o bruno, potevano avere un manto liscio o ricoperto di peli duri. Quelli a pelo liscio diedero origine ai Pinscher, quelli a pelo duro invece agli Schnauzer.
Gli stallieri così iniziarono a selezionare gli schnauzer che possedevano un marcato istinto predatorio, capaci di sterminare e tenere lontani i roditori. Allo stesso tempo svolgevano con decisione e assoluta affidabilità il compito di guardiani.
Il legame che univa lo schnauzer al proprio cavallo convinse i conduttori di diligenze a portare questi cani al proprio seguito negli spostamenti. Questa razza si fece così apprezzare anche in questa nuova mansione: correva avanti la diligenza alcune decine di metri e tornava indietro ad avvisare il conduttore di un eventuale pericolo (erano epoche in cui le strade erano poco frequentate e gli assalti dei briganti erano frequenti); così si perfezionò ulteriormente il ruolo di questo cane, era solito vedere almeno uno schnauzer accompagnare la diligenza.
Gli schnauzer cominciarono a uscire dalle stalle e dalle scuderie, rendendosi utili in svariati servizi; l’uomo invaghito delle sue capacità, ritenne opportuno ingigantire la razza per sfruttarne alcune, e rimpicciolirla per sfruttarne delle altre.
Gli Schnauzer sono di 3 taglie: Media (l’originale) Nana, Gigante
Lo Schnauzer Gigante o Riesenschnauzer
Le sue origini risalgono all’inizio del secolo, sono offuscate dal mistero, è però indubitabile che lo schnauzer medio abbia contribuito in modo preponderante alla sua creazione.
Alcuni ritengono che egli sia una forma ingigantita della taglia media, venutasi a creare con la selezione dei soggetti più grossi. Altri invece lo ritengono il risultato di un incrocio tra lo schnauzer medio e un bovaro (delle Fiandre o Bavarese), in questo incrocio fu usato anche l’alano nero che conferì la taglia ragguardevole e la testa più elegante.
Tipici del suo carattere sono l’equilibrio del temperamento e la fedeltà incorruttibile nei confronti del proprio padrone. I suoi organi di senso sono molto sviluppati come lo sono anche la sua intelligenza, la sua attitudine all’addestramento, la sua forza, la sua perseveranza, la sua rapidità e la sua resistenza alle intemperie e alle malattie. La sua innata capacità di sopportare la fatica e la sua sicurezza fanno del riesenschnauzer il cane ideale per la compagnia e per l’impiego nell'addestramento alla difesa o all'utilità.
Sempre sicuri con i bambini e diffidenti verso gli estranei. Si tratta di cani rustici, abbastanza longevi e piuttosto robusti. Cane che può vivere sia in casa sia in giardino (testo di Giulio Audisio di Somma).
Un cane che non smette mai di sorprenderti.
La mia prima esperienza con uno Schnauzer risale a più di 10 anni fa e posso ben dire dopo numerosi anni di esperienza e di lavoro con le più svariate razze, che questa razza si fissa nel cuore e nei ricordi in maniera sradicabile.
Ovviamente ogni patito di ogni razza tende a esaltare ed elogiare le qualità del cane che alleva o che ha, e vi starete chiedendo come si possa usare uno Schnauzer gigante in ambito cinoterapeutico, rispetto ad altre razze che si definirebbero più predisposte.
Come riportato dal titolo questi cani hanno la capacità di non smettere mai di sorprenderti, facendoti rendere conto che l’addestramento in qualsiasi ambito o disciplina per loro è solamente parte di quello che sono in grado di eseguire. Non è un caso che Konrad Lorenz nel suo libro “ E l’uomo incontrò il cane” (nel capitolo “Peccato che non sappiano parlare, capisce ogni parola”) descrive gli schnauzer giganti come in grado di comprendere la parola umana, quelli che si avvicinano di più a capire lo stato emotivo di un uomo, lamentandosi del fatto che nella loro evoluzione avessero perso l’istinto d’infallibili predatori (Lorenz era un grande etologo quindi preferiva notevolmente gli animali che conservassero ancora le radici del lupo, come i Dingo).
Ciò che distingue gli Schnauzer dalle altre razze è proprio la capacità decisionale che hanno, in altre parole la capacità di fare una scelta riguardo un’azione che stanno per compiere.
E’ il segreto dell’utilizzo di questi cani nella Pet Therapy.
Bisogna ricordarsi che è utile avere il cane addestrato, che risponda agli esercizi per far contenti i bambini con cui si lavora o per gestire il cane durante le sedute, ma ciò che più conta è che, la pet è basata su un’interazione animale – paziente, dove non vi sono regole e dove vi è naturalezza del rapporto, dove l’addestramento centra poco o per niente, dove l’interazione meriterebbe una spiegazione, ma in realtà siamo in grado di giudicare l’atto finale di un’azione e non il magico evento dell’istaurarsi di una relazione (che il più delle volte è non verbale).
Per rendervi l’idea di ciò che intendo, vi racconto 2 casi particolari:
Anni fa mio padre, come tutti gli anni, era intento nel raccogliere le olive dagli alberi del nostro terreno, il cane si trovava a pochi metri da lui. Purtroppo in una manovra di raccolta mio padre precipitò dalla scala, senza riportare lesioni gravi fortunatamente. Riposizionò la scala per salirvi nuovamente è notò che Thor I molto tranquillamente si alzò e si mise in piedi appoggiandosi con le zampe anteriori sulla scala per tutto il tempo che mio padre stette in cima.
Questa capacità del cane non dipende dall’addestramento, ma dall’osservazione (magari avrà visto me o mia madre farlo) e dalla percezione del pericolo.
Altro caso fu quando un mio carissimo amico mi chiese di recarmi con l’attuale schnauzer che possiedo, presso casa sua per abituare alla vista dei cani e alla conoscenza la piccola nipotina di 10 mesi, in quanto la madre aveva una paura smisurata dei cani. Non volendo che questa cosa fosse trasmessa anche alla piccola, chiese il mio aiuto.
La mia fatica? Nessuna, ho semplicemente portato Thor II a casa della piccola ed ho lasciato che socializzassero. La bambina mostrava interesse alternata a paura e Thor quando notava di spingersi troppo nell’avvicinarsi, recando fastidio si allontanava e si poneva a pochi metri, in maniera quasi disinteressata, poi avanzava nuovamente.
Il risultato? Dopo neanche un’ora la bimba mollava schiaffetti sulla testa di Thor, tirava la barba e le sopracciglia, urlava felice della nuova conquista.
Questa è la capacità dello Schnauzer gigante, un cane nato sicuramente per la caccia, per la guardia e la difesa personale, ma nella crescita e nell’evoluzione ha saputo diventare un cane in grado di creare e sfruttare nuove capacità che danno dell’incredibile.
Dico sempre che, gli Schnauzer sono come i draghi, donano il loro cuore restando amici fedeli sempre al fianco del padrone, si preoccupano dell’incolumità di chi lo possiede, lanciano fiamme che si radicano nei nostri cuori e non si spengono mai.





