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CENNI STORICI ED ETOLOGIA

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a) Etologia è la scienza  che studia   il   comportamento   animale, per  capire quali comportamenti vengono ereditati dai genitori e quali vengono invece appresi nel corso della vita. Inoltre l’etologia interpreta i loro gesti, il linguaggio e persino il loro grado di comprensione del mondo.
Tale scienza, storicamente parlando, nasce intorno al ‘700, periodo in cui si sviluppano due scuole che si occupano di comportamento animale:      

la prima scuola di tradizione immobilista e antievoluzionista a capo della quale c’è il biologo francese Gorge Cuvier; l’altra proiettata verso il nuovo, quindi di impostazione più dinamica e tendenzialmente evoluzionista, nata sulla scia di Geoffry Saint Hilaire.
Cuvier accentua l’importanza delle indagini di laboratorio come unico mezzo di conoscenza, mentre G.S.Hilaire è più interessato ad uno studio di stampo naturalistico, sempre attento alle tendenze evolutive. Così, mentre i continuatori della tradizione di Cuvier fondano la PSICOLOGIA COMPARATA, gli eredi di G.S.Hilaire danno origine all’ETOLOGIA.
Con Charles Darwin (‘800), per i suoi viaggi da naturalista nelle isole Galapagos, per i libri che ha scritto raccogliendo le interessanti annotazioni di viaggio (“Origine delle specie attraverso la selezione naturale”), sì da il via ad una vera e propria rivoluzione. In questo libro Darwin guarda agli animali con uno spirito di un etologo, che registra e interpreta il comportamento degli animali nel loro ambiente naturale. La sua convinzione che ci sia una parentela tra animali e uomini, sconvolge coloro che consideravano gli animali degli esseri senz’anima, gettando così le basi della moderna biologia, per non parlare della crisi operata nei confronti della Chiesa, affermando che l’uomo discenda dalla scimmia.

Fondatore della moderna etologia, denominata Etologia Classica, è Konrad Lorenz; egli da inizio ai suoi studi di etologia moderna, intesa come disciplina scientifica autonoma, non strumentalizzata, né a fini venatori né medici né letterari.
Gli etologi di prima generazione concentravano i loro studi sul fenomeno dell’istinto e sui suoi rapporti con l’intelligenza, sino a darne una definizione precisa, basata su dati di fatto e su sistematiche sperimentazioni. Le loro osservazioni erano condotte per lo più in laboratorio ma anche sul campo (secondo Darwin).
Con Lorenz e uno dei suoi colleghi, Nikolas Timbergen, il laboratorio viene del tutto abbandonato, dando nascita alla ETOLOGIA DI CAMPAGNA,con studi svolti solo in natura.
Lorenz, Timbergen e Frisc (altro collega che si era aggiunto ai nuovi studi in natura) ricevettero il premio Nobel per la Medicina e la Biologia in quanto fondatori della così detta SCUOLA OGGETTIVISTA, convinta della necessità di studiare gli animali in natura.

b) Imprinting il termine inglese significa “impronta”,e rinvia all’atto di stampare qualcosa,  di impressionare.
Nel mondo degli animali il termine è utilizzato per far riferimento ad una fase precisa dello sviluppo del piccolo, caratterizzato dal fare e memorizzare ogni tipo d’esperienza: tutto quello che accade, tutti gli stimoli visivi, tutti i legami creati in quest’arco di tempo resteranno per sempre stampati nella memoria e condizioneranno il carattere ed il comportamento, le interazioni sociali e le scelte sessuali. Si tratta in altri termini di una forma particolare d’apprendimento che avviene in una ben definita  fascia temporale per poi concludersi in maniera irreversibile.
Il primo a parlare di “imprinting” è stato Konrad Lorenz che, nel 1935, pubblicò i risultati dei suoi lunghi studi fatti sul comportamento della sua famosa “Oca Martina”. Lorenz descrive l’imprinting come il momento critico in cui il piccolo impara a riconoscere le caratteristiche della propria specie, dei genitori e degli “amici”, in altre parole di tutti coloro che a lui si avvicinano in questo periodo e che lasciano un’impronta olfattiva, vocale e percettiva.
Nei cani l’imprinting non comincia immediatamente dopo la nascita, come invece accade per alcune specie come le oche, questo perché i piccoli appena nati non sono in grado di recepire tutti gli stimoli che devono essere fissati e a loro utili. Il periodo sensibile comincia dalla III-IV settimana di vita, vale a dire da quando si attivano le capacità visive.
Da questo momento il cucciolo appare disponibile a qualsiasi tipo d’esperienza, spinto dalla forte necessità di raccogliere dal mondo esterno quanti più segnali possibili, mettendo quanto più a fuoco l’immagine di specie. E’ questo il periodo che si produce il legame genitore-prole, il legame di coppia, si fissano le preferenze alimentari e si sviluppa l’attaccamento all’ambiente.
Il processo dura sino alla VII settimana, e l’insorgere della paura verso ciò che è esterno ed estraneo, indica che il periodo sensibile è finito. Il cucciolo si dimostra, infatti, più prudente e diffidente: ha paura proprio perché, avendo avuto una certa dose d’esperienza, teme tutto ciò che non è rientrato nelle esperienze vissute, oramai a lui familiari.

Quindi la fase di un buon imprinting su cani che dovranno lavorare al fianco dell’operatore sanitario, è indispensabile. Nelle esperienze che il cane farà in questo periodo vi è il succo della socievolezza nei confronti dell’uomo, l’imparare a riconoscerlo e a percepire gli stati d’animo, così da rendersi utile, poi, nel lavoro.

c) La scoperta della relazione tra istinto umano e animale attraverso il cane
Prendendo in considerazione il cane (perché nostro collaboratore), nell’etologia si è scoperto che il suo mondo è più ricco di quanto noi immaginiamo: se qualcuno non se ne era ancora accorto, il cane, mentre l’uomo era impegnato nella conquista della terra, ha sviluppato la capacità di comunicare con il grande “branco” degli uomini per entrarvi a pieno titolo.
Konrad Lorenz l’ha definita “evoluzione creativa”, e solo di fronte ad essa l’uomo, oppresso da una nuova e più profonda solitudine, ha recuperato il senno ed ha deciso di ritornare sui propri passi e ricominciare tutto daccapo.
Studiare il comportamento degli animali, ed in particolare quello dei cani significa riuscire a comunicare con loro, vivere pienamente con loro, allargare la sfera d’emozioni e percezioni e soprattutto riscattarli del ruolo immediato di “servitori” muti dell’uomo.
L’etologia serve a ridare la parola al cane, perché lo presenta nella sua natura e spiega come deve essere studiato sulla base di quello che fa. In questa luce il comportamento diventa il principale oggetto di osservazione, l’indicatore determinante di un’evoluzione, alla cui base c’è la magica combinazione tra individuo e ambiente, tra istinto e stimoli esterni, tra predisposizione innata ed apprendimento. L’etologia studia proprio i modi attraverso cui l’animale interagisce con l’ambiente esterno, sviluppando risposte ogni volta diverse, per sfidare la selezione naturale. A quest’evoluzione contribuiscono, con reciprocità straordinaria di scambi, la componente istintiva e la capacità, pur innata di rispondere in modo più flessibile alle situazioni, che sono il motore dell’apprendimento.
L’uomo contemporaneo, ridotto com’è “ad una dimensione” (Marcuse) non può che trarre giovamento dall’esplorazione del mondo misterioso del suo vecchio amico, dopotutto glielo dobbiamo, visto che il cane è l’unico che abbia imparato a vivere realmente con noi e non semplicemente accanto a noi.
Fin dal Neolitico uomini e cani hanno convissuto, comprendendosi e aiutandosi reciprocamente. Secondo Lorenz (“E l’uomo incontrò il cane”) fu una bimba a portare un cucciolo di cane all’interno della caverna e a pretendere di tenerlo con sé, forse perché attratta da un essere così simile a lei, per la capacità di esprimersi con i gesti e l’atteggiamento, per l’inesauribile voglia di gioco e di movimento, per l’insopprimibile pulsione ad agire, sperimentare ed esplorare, per la libertà di esprimere emozioni e sentimenti senza condizionamenti.
Con il progredire della civiltà, sempre più tecnologica, sempre più virtuale, gli uomini si sono allontanati dal mondo della natura e degli animali pensando di non averne più bisogno. Il disagio del nostro vivere quotidiano ci fa capire quanto avessimo torto e come sia necessario imparare nuovamente a comunicare con gli animali.
Nelle ultime ricerche etologiche sugli animali, ed in particolare sui cani, si è scoperto come, comportamenti complessi non dipendono solo dall’istinto e dalla necessità di sopravvivenza. Gli animali sanno trovare soluzioni a problemi che non hanno mai incontrato prima, non solo perché procedono per tentativi ed errori, ma anche perché sanno, come noi, prevedere i risultati di quel che fanno, mostrando qualità che sino ad oggi si pensava fossero esclusivamente umane, come rispetto, moralità e capacità di giudizio. Se fin ora non ce ne siamo accorti è solo perché abbiamo cercato di individuare in loro schemi di comportamento identici ai nostri.
L’ADDESTRAMENTO
Con questo termine s’intende ammaestrare, educare, insomma rendere abile a fare qualcosa, in questo caso insegnare al cane a eseguire degli esercizi (per la nostra scuola) indispensabili per vivere serenamente e bene a contatto con il padrone, con gli altri membri della famiglia, e nel rapporto con i propri simili, accettando la volontà del padrone non per costrizione ma perché consapevole di far parte di un branco famiglia dove vi sono delle regole da rispettare per vivere senza alcun genere di conflitto.
Tutto questo si ha per prima cosa con la conoscenza da parte del padrone del cane che vive con lui, poi con la comunicazione verbale e non, credendo nelle capacità dell’animale, non svalutandolo né sottovalutandolo. Riteniamo che il primo addestratore e educatore del cane sia il padrone e dove egli non arriva, per una serie di motivi, interveniamo noi come catalizzatori di un rapporto più sicuro e migliore.
In effetti, noi non addestriamo i cani, come ho accennato prima, per le gare o per i vari sport cui loro prendono parte, riteniamo essere indispensabile l’addestramento all’utilità (per la ricerca di persone nelle catastrofi o persone smarrite) o nel gioco come può essere l’agility (perché stimolatrice di abilità motorie e cognitive), ma senza sminuire tutti gli altri tipi di addestramento.
La nostra tecnica è molto semplice, ci serviamo delle potenzialità dell’animale rendendolo in grado di acquisire un bagaglio di informazioni che lui eseguirà non solo per ordine diretto del padrone ma anche da solo, mi spiego: come potrete notare l’addestramento che noi svolgiamo si compone di 2 parti, una di insegnamento degli esercizi base di routine (quali seduto, terra etc.) e l’altro di esercizi di educazione dove non ci deve essere necessariamente il comando del padrone perché il cane si comporti educatamente.
Questa capacità acquisita dal cane fa cadere molte delle ipotesi fatte sino a pochi anni fa, quando si pensava ancora, ma c’è chi lo pensa a tuttora, e cioè che il cane non reagisce secondo una logica non avendo capacità d’intelletto, non potendo conoscere e comprendere a fondo una situazione per ponderare quale sia la scelta giusta secondo una valutazione esatta.
Però poi si vedono video di cani che salvano la vita ad i propri simili che sono stati investiti dalle auto avendo una capacità decisionale, ponderando la scelta di buttarsi nel traffico rischiando la vita per arrivare al risultato preposto, non dico altro.
Ci siamo resi conto, dopo anni di addestramento che, comunicando non verbalmente con l’animale si ottengono tante di quelle informazioni da poter addestrare il cane in maniera corretta, con felicità da parte dello stesso di eseguire quegli ordini sino allora a lui sconosciuti. A volte i cani che escono dal nostro laboratorio danno l’impressione che abbiano sempre saputo fare ciò che gli è stato insegnato, questo perché il padrone non si ritrova mai di fronte un cane del tutto cambiato, ma come diciamo noi solo con qualche performance in più che lo rendono diverso e migliorato sotto certi aspetti.
COME SI SVOLGE L’ADDESTRAMENTO
In linea di massima l’iter dell’addestramento si realizza come riportato nel Programma di Addestramento e Educazione, ma saltando alcuni passaggi arriviamo direttamente alla permanenza del cane al Laboratorio e vediamo come si svolge il percorso.
Sin dal primo giorno il cane è trattato come un membro del branco, né più né meno di come trattiamo i nostri cani, solo sotto il punto di vista affettivo si cerca di non essere troppo invadenti evitando che il cane si leghi troppo sia al posto ma soprattutto a noi (cosa che sino adesso ha sempre funzionato brillantemente).
Dopo il test dei cinque giorni trascorsi in precedenza, il cane conosce l’istruttore e si è fatta un’idea dei membri che compongono il branco, ha imparato come funzionano la routine del giorno e cioè l’ora di uscita dai box (06.30 del mattino) e il rientro prima dell’imbrunire (ore 19.00) quando si mangia il pasto (ovviamente questo cambia secondo le esigenze del cane ma anche della sua età, se si trattasse di un cucciolo di cinque mesi, si opta sempre per i tre pasti al dì).
La routine di addestramento inizia subito dopo i cinque giorni di test con la semplice condotta al guinzaglio, dove noi insegniamo al cane a camminare tranquillamente al passo del padrone, lentamente o più velocemente senza strattonare così che il cane possa essere condotto anche da un bambino. Solo dopo l’acquisizione di un esercizio si passa al successivo, ma inevitabilmente la condotta deve essere il primo da imparare per gestire meglio il cane nella ripetizione degli esercizi.
Il vero segreto sta nell’educazione, giacché il cane non si può educare se non commette gli errori, e noi lo lasciamo libero di sbagliare, di mostrarci com’è realmente in modo da correggere il cane al momento. Mentre la routine di addestramento si esegue solo due volte al giorno, l’educazione è H 24, infatti il cane lo si porta a passeggio con le regolari uscite, è libero di correre in tutto il terreno a sua disposizione e gli si insegna tutto quanto è nel nostro bagaglio culturale in materia, servendoci anche dell’aiuto dei nostri cani, perché dovete sapere che anche il far parte di un branco comporta delle regole che il cane riesce ad imparare con l’osservazione ed il quieto vivere, specie se si tratta di un cucciolone, notando come si muove il branco durante la giornata, come si ordinano gli esercizi ai nostri cani (si è scoperto come la fase de II imprinting nel cane non termina mai) e grazie a tutte queste variabili riusciamo ad insegnare al cane senza alcun minimo stress, perché il cane non si sente in addestramento ma parte integrante di un gruppo dal quale c’è solo da imparare, per vivere con serenità.
Mai è successo che uno dei nostri cani addestrati qui al Laboratorio sia uscito non felice o cambiato negativamente, molte volte gli stessi padroni si meravigliano della felicità che mostrano i loro cuccioli, sempre contenti del lavoro che i loro amici hanno svolto, sempre contenti di rivedere i loro padroni.




 

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